Si è svolto venerdì 24 marzo l’incontro conviviale e formativo delle famiglie della scuola media salesiana. Dopo la cena consumata insieme, i genitori hanno partecipato all’incontro tenuto dalla prof.ssa Cristina Bollo sul tema: “Genitori autoritari o autorevoli? Il sottile confine che fa la differenza”

L’incontro, per il suo carattere specificatamente esperienziale, può e ‘deve’ essere fruito come base stimolante per successive tappe. Si è sperimentato infatti un momento iniziale di consapevolezza di sé come base per riconoscere dove fondare la propria autorevolezza nel rapporto educativo e non solo. Aver provato tutti insieme un momento di silenzio, contattando il proprio respiro, cercando nel profondo una parte importante di sé e sperimentandone la comunicazione, è un modo per valorizzare il proprio grounding, il radicamento su cui si può fare affidamento nel difficile compito di essere ‘autorevoli’, cioè fermi ma non rigidi, a proprio agio, autentici, capaci di tenere testa alle opposizioni e ai contrasti senza ricorrere all’aggressività o ai ricatti.

Quello che è poi emerso, dopo il breve lavoro di introspezione e scambio, è il bisogno di trovare strumenti e strategie per contrastare il mancato riconoscimento e rispetto verso chi incarna e rappresenta tale autorevolezza, anche se proposta e vissuta “al meglio”. Qui entra infatti in gioco anche una componente esterna, cioè l’influenza dis-educativa di molti aspetti della società attuale, che tutti noi possiamo verificare.

Ma per non accrescere il numero di coloro che si lamentano a vuoto (con effetti frustranti) e si lasciano magari prendere dallo sconforto, possiamo a questo punto fare l’inventario delle possibili risorse a nostra disposizione. Che esistono.

Una, a portata di mano, è la serata appena vissuta come una medesima scuola per i propri figli. Con l’incontro attorno al cibo e un successivo momento di riflessione, viene facilitata, se non altro, la relazione personale diretta, che di questi tempi inizia a diventare un bene piuttosto scarseggiante. Certo non basta. Ma va coltivata

Ritorna il vecchio detto “L’unione fa la forza”. Occorre collaudarlo su pochi punti precisi, per

fondare una vera e propria cooperazione educativa tra genitori. Pochi punti per non ingaggiare battaglie troppo vaste e scoraggianti. Ma su quei punti reggere con estrema fermezza, con tutta la fatica del caso. Ne va della crescita “buona” dei figli. Persone che dovranno poi reggere gli urti della vita, senza più cuscinetti. L’unione di cui sopra serve proprio a sostenersi a vicenda, a parlare la stessa lingua verso i figli (sempre per quei pochi ma fermissimi punti). Loro sapranno che quello che è richiesto nella propria casa lo sarà anche a casa dei compagni. Nessuna scappatoia.

Ma richiede un lavoro interno al gruppo di genitori. Per trovare un accordo. Per sperimentare onestà intellettuale e fiducia reciproca (ingrediente indispensabile). Per riconoscere e abbandonare eventuali “sfide” competitive tra i componenti, che non aiutano.

E giacché ci siamo, per sperimentare anche forme di amicizia solidale tra genitori, che possono essere “viste” dai ragazzi e costituire un modello socializzante. Nonché un antidoto alle relazioni anafettive tipo usa-e-getta, che contagiano i nostri ragazzi (e non solo loro)

Già, perché i ragazzi percepiscono molte cose, anche se non ne danno segnale e ci lasciano a bocca asciutta. I frutti spuntano spesso anni dopo. Se c’è stata un po’ di semina. Anche apparentemente a vuoto. Qui torna in ballo la fiducia. Bisogna credere in loro. Guardarli con occhi benevoli e incoraggianti. “Ognuno cresce solo se sognato” dice il verso di una bella poesia di Danilo Dolci rivolta agli insegnanti (e naturalmente estensibile ai genitori!)

Se poi la fiducia è la base di una vera e propria Fede, si può alzare lo sguardo oltre la quotidianità spesso deludente e trovare ulteriore coraggio e sostegno nel procedere.

Si investe così sul futuro. Si può davvero fare. E incontrare anche gradite sorprese strada facendo.